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Sebastiano Tusa

IN RICORDO DI UN AMICO

In queste ore in cui giornali e televisioni ci ricordano la grande figura di Sebastiano Tusa, alternando le immagini del suo lavoro sul campo, delle sue tante interviste e dei suoi ritratti sorridenti a quelle di una sciagura che fa sprofondare in un dolore atroce e muto chiunque fosse vicino a quelle 157 vittime, il mio pensiero va prima di tutto alla perdita di un caro amico e di un grande maestro, a quello che ha rappresentato per l’Accademia la sua Presidenza – che appena una settimana fa era stata riconfermata per il prossimo triennio –, alla grande lezione che è stata per me essergli accanto in questi anni come Vice-Presidente.

Non solo. Conoscevo Sebastiano da tanti anni, ci eravamo incontrati in quel mare che amavamo entrambi, lui come scienziato, io come divulgatore animato da tanta curiosità. Era stato subito un colpo di fulmine e, d’altra parte, non era possibile non sentire per Sebastiano una profonda ammirazione quando si aveva la fortuna di seguirlo nel suo lavoro.

L’originalità del suo approccio, la determinazione appassionata con cui portava avanti un’idea o anche solo un’intuizione. Ammiravo la sua capacità di organizzare la ricerca mettendo insieme elementi apparentemente molto diversi: sapeva creare un modello originale senza timore di condividere le sue scoperte e i suoi obiettivi, anzi, dal confronto di idee diverse nascevano gli stimoli più interessanti. Apriva una strada e creava una squadra, riconoscendo a ciascuno i propri meriti. Se suo padre Vincenzo aveva dato rinnovata vitalità all’archeologia siciliana coinvolgendo nelle attività di ricerca quei tombaroli considerati da sempre i peggiori nemici della Storia, Sebastiano aveva affrontato l’archeologia subacquea con altrettanta audacia: il Mediterraneo era da considerare uno straordinario libro di storia, nel quale i relitti potevano essere conservati là dove il loro destino li aveva fermati. Si poteva capire molto più del nostro passato e della nostra cultura visitando la ricchezza di quei fondali che non le fredde sale di un museo. Creò e diresse per anni la prima Soprintendenza del mare che divenne un modello di interesse internazionale e servì ancora di più a diffondere nel mondo la conoscenza del patrimonio culturale di quella Sicilia che Sebastiano tanto amava. Coinvolse nella tutela dei siti sommersi i diving: i fondali erano un museo aperto a tutti, ma proprio i club che portavano i subacquei a visitarli, in questa innovativa formula di turismo archeologico subacqueo, dovevano farsene custodi e garanti. Gli chiesi una volta se non era mai stato sottratto nulla, mi rispose “Un'unica volta”, lo interrogai allora se non avesse pensato di sospendere l’esperimento, “No - mi rispose sicuro - convocai i diving e dissi chiaro che se non tornava ogni oggetto al suo posto avrei interdetto l’accesso a tutti i siti… nel giro di pochi giorni tutto tornò come prima e non successe mai più”.

Era l’approccio di uno studioso che amava della bellezza la possibilità di condividerla, che sapeva parlare di storia con un linguaggio non accademico, fuori dagli schemi, coinvolgente, che concepiva il suo lavoro come strumento per diffondere la conoscenza tra la gente comune, tra i giovani.

Il suo più grande successo, forse quello di cui più andava fiero, fu la scoperta del luogo esatto in cui si svolse la Battaglia delle Egadi, con il ritrovamento di ben 19 rostri nell’arco di diverse campagne di ricerca. Anche in questo caso aveva saputo confrontare una sua intuizione con le indicazioni di un altro grande subacqueo siciliano, Cecè Paladino, anch’egli Tridente d’Oro, che molti anni prima aveva trovato circa 150 ceppi d’ancora a est di Capo Grosso nelle acque dell’isola di Levanzo. Occorse un lavoro di grande pazienza, dapprima sui testi storici poi nei fondali delle isole Egadi, per arrivare alla conferma di quello che Tusa aveva intuito.

Alla campagna del 2013 avevo partecipato con mia moglie Marina per realizzare delle riprese a bordo della nave oceanografica Hercules della fondazione americana RPM Nautical Foundation, che fin dal 2005 aveva fornito il supporto tecnico alle ricerche. Sulla nave si avvicendarono archeologi e tecnici di fama internazionale. In ogni momento della giornata, mentre si lavorava alacremente a localizzare e recuperare i reperti, era appassionante ascoltare i confronti di idee ai quali ognuno contribuiva con la propria esperienza professionale. Non sempre erano tutti concordi, ma la personalità carismatica di Sebastiano riusciva a risolvere qualsiasi conflittualità. Una strana e dolorosa fatalità che quella data del 10 marzo, che nel 241 a.C. segnò l’epilogo della Prima Guerra Punica in una battaglia navale che Sebastiano riuscì a riportare letteralmente alla luce con tanta dovizia di particolari, coincida oggi con la tragica data della sua scomparsa.

 

Non sarà solo il mondo della cultura e dell’archeologia a sentire la sua mancanza. La Presidenza di Tusa all’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee è stata caratterizzata dalla sua grande professionalità e dalla sua passione per la ricerca subacquea,

dalla positività d’animo e dalla forza propositiva che sapeva portare in ogni riunione, dalla capacità di richiamare negli eventi personalità di fama internazionale. Era la perfetta incarnazione del DNA dell’Accademia della quale sapeva interpretare al meglio l’obiettivo di conservare e valorizzare il passato continuando a guardare al futuro.

Nonostante il moltiplicarsi dei suoi impegni a seguito del suo nuovo incarico di Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, aveva accolto con entusiasmo la rielezione a Presidente per un nuovo mandato e già eravamo entrati nel vivo dell’organizzazione della grande festa per il 60° anniversario della Rassegna Internazionale che con un impegno congiunto avevamo riportato all’isola di Ustica, dove era nata.

Il vuoto che lascia è enorme, ma altrettanto grande sarà il mio personale impegno e quello dell’Accademia nel portare avanti le sue idee e il suo esempio. 

Pippo Cappellano
Vice Presidente Vicario

TusaCappellano

LE CONDOGLIANZE

Alberto e Lucia Romeo

Perdiamo un grande amico di vecchia data ed un uomo eccezionale. Ci uniamo al cordoglio della famiglia e della comunità dei subacquei. 

 

Anna e Settimio Cipriani

siamo molto, molto tristi e con un grande dolore nei nostri cuori.  Ancora non ci rendiamo conto della disgrazia, ripensiamo ai momenti vissuti a Bologna con Sebastiano, la moglie Valeria e con tutti gli amici, abbiamo riso, scherzato e pensato ai tanti progetti del prossimo futuro, ma purtroppo il destino non si può cambiare.

Una grande perdita di un uomo saggio, cordiale, buono, un vero amico, ci mancherà.

 

Christian Petron

Condoléances à la famille et a toute l’Académie

 

Claudio Ripa

Che tragedia, siamo sconvolti.

 

Edoardo Pavia

Mi unisco al profondo dolore che ci accomuna tutti, e rivolgo il mio pensiero a sua moglie ed ai sui due figli. Un abbraccio sincero a tutti.

 

Fabio Ruberti

apprendo adesso della sciagura che ha coinvolto Sebastiano, ne sono sconvolto.

Sentite condoglianze alla famiglia per la perdita del loro caro.

L’Accademia perde un uomo di grande spessore e cultura, ne sentiremo la mancanza.

 

Faustolo Rambelli

una triste notizia la scomparsa di Sebastiano Tusa, amico di tanti di noi e socio onorario di HDSI

 

Francesco Cinelli

Come amico ed estimatore di Sebastiano Tusa avendo ricoperto prima di lui la carica di Presidente dell’Accademia esprimo a tutti gli Accademici e soprattutto alla moglie ed alla famiglia il mio più profondo cordoglio. 

 

Gianluca Passeri

sono allibito e incredulo, Sebastiano era una grande persona mi resta l'onore di essere stato sott'acqua insieme a Lui e tanta, tanta tristezza.

 

Giorgio Caramanna

Partecipo al cordoglio dei colleghi Accademici e a quello degli amici e parenti.

 

Lucio Coccia

Gravissimo lutto per noi della Accademia!! Sono addolorato. Tutte le mie più sentite Condoglianze agli amici ed ai familiari.

 

Luigi Fozzati

Il mio dolore è immenso. Ho perso un fratello amatissimo, sto piangendo

 

 

 

Martin Parker

Thank you for conveying this tragic news. Nick and I are so sorry to hear of this. Please accept our sincere condolences. 

 

Paolo Curto

mi dispiace tantissimo per Tusa, anche se, pur stimandolo, non lo conoscevo, avendolo incontrato una sola volta. Certo, che fatalità!

 

Veselin Mijajlović

The news of the tragic death of Mr. Tusa really shook us and made us sad. Mr. Tusa's work will remain memorable, and the results will be visible to many generations of scientists to come. Leaving such results is a great matter. His participation in the First International Symposium on the Protection of Underwater Archaeological Sites, held in Budva, Montenegro, contributed to a great extent on raising the awareness and importance of underwater archeology.

Regarding this great loss for the family, you and your Academy as well as for all those who deal with underwater archeology, please receive sincere sympathy on mine and on behalf of all the staff of the Regional Diving Center for Underwater Demining and Divers Training from Montenegro.

Paolo Notarbartolo di Sciara

Un ricordo

PaoloNotarbartoloUn altro Paolo ci ha lasciati, cari Amici Accademici. Era uno di noi, un amico del mare e di tutto quello che ci vive dentro. Il primo Paolo a lasciarci è stato Paolo Colantoni, già Presidente dell’Accademia ed ora non è più tra di noi l’altro Paolo, quello con cui ho diviso molta parte della mia vita subacquea e non. Ero andato a trovarlo a casa sua, a Firenze, alcuni giorni prima ed era in ottima forma nonostante una serie di disturbi che l’avevano impegnato quasi tutta l’estate ma da cui stava felicemente uscendo. Mi disse che sarebbe andato a Roma per una serie di impegni a cui non voleva rinunciare. Io gli dissi che avrei aspettato il suo ritorno con la promessa di venire a pranzo da noi come aveva fatto ogni tanto, durante la nostra lunga amicizia. Maxine, la sua forte moglie, mi telefonò da Roma dicendomi:” Paolo ha avuto un incidente alla Stazione Termini. È ricoverato al Pronto Soccorso. È molto grave.” E poi, alle due di notte, la terribile notizia:” Paolo è morto”. Non ci volevo credere. Ma come? L’avevo visto tre giorni prima ed era in perfetta forma. Avevamo scherzato ricordandoci varie momenti della nostra lunga storia subacquea. Io a fare lo “scienziato” e lui a fare l’organizzatore, il regista, il cineasta, il cameramen, il cuoco e quello che raccontava meglio di tutti le barzellette o che riusciva trovare la soluzione a qualsiasi inconveniente. Avevo conosciuto Paolo tanti anni prima, quando, assieme a “Bubi” Olschki e ad alcuni altri subacquei fiorentini avevano dato origine a quel Gruppo che si chiamava GRSTS (Gruppo Ricerche Scientifiche e Tecniche Subacquee) e mi avevano invitato a far parte della prima spedizione subacquea italiana alle Isole Galapagos. Era il 1971 e da allora si può dire che non ci sia stato un momento in cui non abbia avuto a che fare con Paolo e con le sue innumerevoli “idee”. Idee che potevano sembrare anche velleitarie e un po’ irrazionali ma che poi si rivelavano delle intuizioni assolutamente geniali. Quando Paolo aveva in mente qualche cosa era difficile fargli cambiare idea. Riusciva, a forza di pressanti richieste, a farsi finanziare tante delle imprese di cui io e molti altri colleghi “scienziati” abbiamo fatto parte. Prima alla Galite, allora una meta “lontana”, poi Cuba, il Mar Rosso, Kenya e Tanzania, le Galapagos, l’Antartide, le Farasan, Zabarghad e per ultima, per tre volte, l’Australia. La prima volta la Grande Barriera e la seconda e la terza la costa occidentale da Capo Naturalist a sud di Perth verso Nord a Shark Bay a immergersi in uno dei punti più importanti del mondo, dove sono ancora viventi i nostri più antichi antenati, gli Stromatoliti. Paolo era rimasto sbalordito di poter fare l’immersione e riuscire a filmare questi strani esseri microscopici i cui progenitori, circa 4 miliardi di anni fa, avevano cominciato a riempire l’atmosfera di Ossigeno. A sentirlo parlare aveva un eloquio fiorentino così netto che lo avresti scambiato per Dante Alighieri. Eppure, Paolo era di origine siciliane, di nobilissime origini palermitane ed aveva mantenuto, pur essendo nato in riva all’Arno, un fortissimo amore per la sua Sicilia. Li aveva le sue radici e tutte le volte che andava a Ustica, il primo pensiero era quello di fare visita alla zia, sepolta nel piccolo cimitero dell’isola, di cui era stata uno dei più amati sindaci e che aveva promosso instancabilmente la Rassegna delle Attività Subacquee da cui aveva preso origine il Premio Tridente d’oro e successivamente anche la nostra Accademia. Con Paolo ho veramente diviso molti momenti importanti della mia vita subacquea. A cominciare appunto dalla spedizione alle Galapagos dove divisi le emozioni di essere arrivato nel “luogo” dell’Evoluzione, con molti componenti del Gruppo fiorentino oltre a un nutrito gruppo di “scienziati” cooptati per l’occasione. E si perché l’idea di Paolo era stata, fin dall’inizio, quella di mettere assieme un manipolo di “subacquei veri”, quelli che si erano fatti da soli ma

NotabartoloEColantoni

Paolo Notarbartolo di Sciara e Paolo Colantoni 

che avevano raggiunto livelli eccelsi come Olschki che era diventato campione mondiale di pesca subacquea o di Piero Solaini che era una pietra miliare nel campo della fotografia subacquea naturalistica. Per non parlare di lui stesso che, pur svolgendo un’attività di imprenditore  in campo farmaceutico era diventato un ottimo cineoperatore subacqueo. Tanto che negli anni successivi aveva realizzato una serie di documentari naturalistici un po’ dappertutto, ma soprattutto descrivendo in maniera mirabile le splendide isole di cui è contornata l’Italia, da quelle siciliane a quelle dell’arcipelago toscano. Per non parlare di uno straordinario documentario sulla Tonnara di Favignana con scene da brivido. Ma Paolo quando voleva arrivare ad un traguardo non c’era niente che lo fermasse. Rasentava quasi l’incoscienza ma poi, le scene che riusciva a girare, difficilmente sarebbero rimaste impresse prima sulla pellicola e poi sul nastro magnetico, se Paolo non avesse avuto il carattere che aveva. Ma era, da buon siculo-fiorentino, capace di grandi amicizie che si mantenevano tali per tutta la vita. Negli ultimi anni, nonostante godesse di ottima salute e continuasse a nuotare come sempre al mare della sua Castiglioncello aveva abbandonato l’attività subacquea per coltivare la scrittura. Assieme a Ninì Cafiero, nel 2014, raccolse i ricordi per la sua autobiografia intitolata “Quel mare che bagnava Firenze”. Perché anche se il mare non l’ha mai bagnata, per Paolo Firenze rappresentava il momento più importante della sua vita. Essere riuscito a realizzare un sogno: viaggiare in tutto il mondo ma non con la “testa per aria” ma ben al disotto della superficie del mare con le scene che poi avrebbe portato a Firenze nelle bobine della pellicola cinematografica o nelle cassette mini-DV della sua inseparabile tre CCD.

Francesco L.Cinelli

V congresso Bruno Falconatà e XXIII Congresso Nazionale SIMSI

Le Grazie Portovenere 18-20 ottobre 2018

Si è svolto con grande successo il V congresso Bruno Falconatà e il XXIII Congresso Nazionale SIMSI, grazie alla coinvolgente e vivace collaborazione con la Marina Militare Italiana che ha ospitato l'evento presso la sede del COMSUBIN a Le Grazie, Portovenere.

In 3 giorni ci sono stati 74 relatori italiani ed esteri tra cui spiccano le prestigiose presenze internazionali di Nick Bird (presidente di UHMS), Mario Caruso dagli Stati Uniti e Folk Lind dalla Svezia. . Tra gli Accademici presenti al congresso, Maurizio Chines, Giovanni Esentato, Adolfo Magrin e Pasquale Longobardi, presidente SIMSI e Tridente D’Oro Accademia Internazionale di Scienze eTecniche Subacquee. Hanno partecipato i principali ricercatori delle Università italiane di Pisa, Padova, Varese, Ferrara e Napoli, il Ministero dello Sviluppo Economico, il CNR e l’INAL, esperti di cura delle ferite come la World Union Wound Healing Societies (WUWHS) e l’AIUC, Associazione Italiana Ulcere Cutanee. L’area della ricerca è stata rappresentata dall’IRST (Istituto Tumori) di Meldola e dalla Università di Ferrara, presenti anche Ocean4Future, le Associazioni AISI; ANCIP; ASPATI; Diabete Sommerso, Diritto & subacquea, FMSI; Handicapped SCUBA Association (HSA),HDSI (presidente Faustolo Rambelli, Accademico), OTOsub, SIAARTI gruppo OTI, SIC Sport, UHMS

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Nick Bird (Presidente UHMS) con Pasquale Longobardi (Presidente SIMSI, Tridente d'Oro 2009) e Gerardo Bosco ( Presidente SIMSI eletto per il biennio 2020-2022).

congresso ha permesso di ascoltare le esigenze degli operatori sanitari e dell’ idrospazio, di condividere informazioni tra le diverse discipline e creare un'importante rete di contatti che sarà utile per futuri studi scientifici. La Master Class ha evidenziato l'impegno delle università nella formazione del settore. Il premio "Massimo Malpieri" per la medicina subacquea è stato assegnato a Ennio Talamonti per il progetto "Arterial Emogas analysis in breath-hold diversa t depth” e il "Premio Renato Moroni" per la migliore tesi è stato assegnato a Paola Amato per il suo lavoro sulle osteoradionecrosi trattate con ossigenoterapia iperbarica.

Il congresso è stato reso possibile grazie a 30 aziende sponsor espositrici (70 rappresentanti di aziende presenti nei 3 giorni).

Claudio Mocchegiani Carpano

 

MocchegianiNon è facile per chi ha condiviso speranze, segmenti importanti della propria vita, aspirazioni, gioie e delusioni, ma soprattutto tanti momenti di felice convivenza di esperienze formative e importanti, meditare sulla scomparsa dell’amico di una vita. Claudio è stata una presenza costante nelle nostre vite di appassionati del mare e di idealisti e visionari costruttori di progetti ad esso legati. Una presenza discreta ma fortemente coinvolgente che, con la sua pacata, colta e fine ironia riusciva a condizionare spesso le decisioni di tanti di noi spesso animati dal furore del fare senza la concretezza della realtà. Era un uomo pratico e disilluso, ma al contempo vivace e propositivo. Capace di essere leader senza farlo pesare. Era forte nel difendere il suo punto di vista, ma aperto al dialogo e ad accettare consigli e indicazioni.

Personalmente non posso non ammettere che fu, in una fase importante della mia vita e della mia carriera, un modello da seguire e lo seguii, anche se poi la mia strada prese sentieri diversi. Tuttavia i suoi consigli e la sua grande esperienza di archeologo, di uomo di mare e di funzionario pubblico mi hanno accompagnato fino alla fine dei suoi giorni. L’equilibrio che contraddistingueva tutte le sue scelte è stato fondamentale per tante avventure nelle quali ci siamo trovati coinvolti.

I ricordi si affastellano infiniti e su tutti campeggia la sua immagine gioiosa e la sua sottile ironia che aveva un commento pungente ma bonario per tutti riuscendo ad allietare anche i momenti più complessi e difficili della vita.

Dal punto di vista professionale non possiamo non riconoscere in Claudio un apripista che, nel solco della strada intrapresa da Antonino Lamboglia, fece diventare l’archeologica subacquea una pratica diffusa al livello nazionale ed internazionale intessendo una capillare rete di collaborazioni che ha permesso al nostro Paese di mantenere un ruolo di primo piano nel mondo dell’archeologia subacquea internazionale. Dobbiamo molto a Lui per aver difeso la dignità della nostra disciplina nelle istituzioni e nel mondo universitario. Dobbiamo molto a Lui per averci insegnato che esistono l’archeologia lacustre e fluviale.

Personalmente devo a lui l’esempio che mi ha consentito di continuare idealmente la sua opera di sensibilizzazione delle istituzioni permettendomi il palinsesto della sua opera nel panorama siciliano facendo tesoro della sua preziosa esperienza.

Un grande studioso che ci ha lasciato pregevoli interpretazioni di manufatti e contesti terrestri, marini, fluviali e lacustri che hanno contributo a rinnovare e rendere moderna la gloriosa tradizione della scuola italiana degli studi sulla topografia antica da cui Lui proveniva.

Un grande integerrimo funzionario dello Stato che ne ha sempre servito con passione e dedizione le regole e le direttive a volte anche sacrificando se stesso e la sua grande professionalità.

Infine un grande amico compagno di tante esperienze, di tanti momenti allegri e di tante imprese scientifiche alle quali ha sempre offerto un contributo determinante.

Sebastiano Tusa

Cerimonia Tridente d'Oro e Academy Awards - Ustica, 23 Giugno 2018

I premi “Tridenti d’Oro” sono stati assegnati all’operatore subacqueo scientifico e idrogeologo professionista Giorgio Caramanna, per “aver saputo esprimere, già dalla tesi di laurea in idrogeologia realizzata su una delle cavità allagate più profonde al mondo, il suo talento integrando tecniche di immersione speleosubacquee al lavoro di ricerca accademica”; al giornalista Leonardo D’Imporzano “per aver saputo promuovere e divulgare, con rigore scientifico e incessante passione, la Cultura del Mare contraddistinguendosi per la sua attività di giornalista e scrittore legata anche all’organizzazione di eventi, mostre e conferenze di carattere nazionale ed internazionale nonché di protagonista attivo in molti dei differenti campi che caratterizzano il Mondo Sommerso collaborando con enti e istituzioni civili e militari” e al giornalista Massimo De Angelis “per aver dedicato grande impegno professionale e sociale alla divulgazione delle scienze e tecniche subacquee, allo scopo di renderle fruibili e sicure al grande pubblico. Per anni capo ufficio stampa delle rassegne di Ustica e di Alghero. Collaboratore scientifico subacqueo di una istituzione universitaria, si è cimentato di persona in immersioni, scavi archeologici, speleologia e ricerca scientifica”.

L’Academy Award  conferito a Società, Enti e Associazioni particolarmente meritevoli nelle attività subacquee e conosciute internazionalmente, è stato assegnato all’azienda di lavori subacquei palermitana “Palumbarus” “per essersi distinta nel settore dei lavori subacquei raggiungendo livelli di efficienza che le hanno consentito di ottenere commesse e realizzare lavori di grande specializzazione e complessità al livello nazionale e internazionale. Per avere sempre puntato sul fattore umano e non sull’eccessiva dipendenza dalle macchine e dalla tecnologia curando con particolare attenzione l’aspetto della sicurezza, dell’allenamento e dell’esperienza. Per avere curato la memoria della professione del palombaro organizzando e sponsorizzando eventi, mostre e manifestazioni inerenti la loro gloriosa storia evidenziandone il loro ruolo nella storia delle attività subacquee italiane”.

Come da tradizione ai premiati è stata anche assegnata la cittadinanza onoraria di Ustica.

“La 59° Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee – dichiara il nostro Presidente Prof.Sebastiano Tusa nonché Assessore Regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, ha nuovamente contribuito ad accendere i riflettori sulla piccola isola del Mediterraneo di Ustica che si riconferma uno dei capisaldi delle attività subacquee nazionali ed internazionali. L’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee ha organizzato una settimana d’incontri riguardanti vari aspetti del variegato mondo della subacquea. Hanno organizzato la manifestazione la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, il Comune di Ustica e l’Area Marina Protetta. L’Assessorato Regionale al Turismo, Sport e Spettacolo ha contributo fattivamente alla manifestazione. Tra gli sponsor si segnala la liberalità dell’Hotel Ustica Punta Spalmatore e della sua direttrice Anna Russolillo. Importante è stata la presenza di una delegazione del governo del Montenegro  che è voluta intervenire a Ustica per entrare in contatto con il variegato mondo della subacquea e con le esperienze di settore realizzate in Sicilia nel campo della gestione del patrimonio culturale subacqueo. In particolare grazie a questo interessante incontro è nata la possibilità di realizzare insieme un convegno internazionale sulla gestione del patrimonio culturale subacqueo in Montenegro il prossimo settembre.

Durante la settimana sono stati numerosi gli incontri che hanno visto la presentazione di libri, video, dibattiti su aspetti tecnici di settore e iniziative come il progetto Jemanjà  che si propone il censimento dello stato di salute dei mari del mondo attraverso il contributo diretto dei subacquei.

 Un bilancio positivo – conclude Tusa – che ci rallegra e ci stimola a proseguire nel futuro con la convinzione che la rassegna dovrà sempre più adeguarsi ai profondi mutamenti che il settore delle attività subacquee continua a mostrare”.

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