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Paolo Notarbartolo di Sciara

Un ricordo

PaoloNotarbartoloUn altro Paolo ci ha lasciati, cari Amici Accademici. Era uno di noi, un amico del mare e di tutto quello che ci vive dentro. Il primo Paolo a lasciarci è stato Paolo Colantoni, già Presidente dell’Accademia ed ora non è più tra di noi l’altro Paolo, quello con cui ho diviso molta parte della mia vita subacquea e non. Ero andato a trovarlo a casa sua, a Firenze, alcuni giorni prima ed era in ottima forma nonostante una serie di disturbi che l’avevano impegnato quasi tutta l’estate ma da cui stava felicemente uscendo. Mi disse che sarebbe andato a Roma per una serie di impegni a cui non voleva rinunciare. Io gli dissi che avrei aspettato il suo ritorno con la promessa di venire a pranzo da noi come aveva fatto ogni tanto, durante la nostra lunga amicizia. Maxine, la sua forte moglie, mi telefonò da Roma dicendomi:” Paolo ha avuto un incidente alla Stazione Termini. È ricoverato al Pronto Soccorso. È molto grave.” E poi, alle due di notte, la terribile notizia:” Paolo è morto”. Non ci volevo credere. Ma come? L’avevo visto tre giorni prima ed era in perfetta forma. Avevamo scherzato ricordandoci varie momenti della nostra lunga storia subacquea. Io a fare lo “scienziato” e lui a fare l’organizzatore, il regista, il cineasta, il cameramen, il cuoco e quello che raccontava meglio di tutti le barzellette o che riusciva trovare la soluzione a qualsiasi inconveniente. Avevo conosciuto Paolo tanti anni prima, quando, assieme a “Bubi” Olschki e ad alcuni altri subacquei fiorentini avevano dato origine a quel Gruppo che si chiamava GRSTS (Gruppo Ricerche Scientifiche e Tecniche Subacquee) e mi avevano invitato a far parte della prima spedizione subacquea italiana alle Isole Galapagos. Era il 1971 e da allora si può dire che non ci sia stato un momento in cui non abbia avuto a che fare con Paolo e con le sue innumerevoli “idee”. Idee che potevano sembrare anche velleitarie e un po’ irrazionali ma che poi si rivelavano delle intuizioni assolutamente geniali. Quando Paolo aveva in mente qualche cosa era difficile fargli cambiare idea. Riusciva, a forza di pressanti richieste, a farsi finanziare tante delle imprese di cui io e molti altri colleghi “scienziati” abbiamo fatto parte. Prima alla Galite, allora una meta “lontana”, poi Cuba, il Mar Rosso, Kenya e Tanzania, le Galapagos, l’Antartide, le Farasan, Zabarghad e per ultima, per tre volte, l’Australia. La prima volta la Grande Barriera e la seconda e la terza la costa occidentale da Capo Naturalist a sud di Perth verso Nord a Shark Bay a immergersi in uno dei punti più importanti del mondo, dove sono ancora viventi i nostri più antichi antenati, gli Stromatoliti. Paolo era rimasto sbalordito di poter fare l’immersione e riuscire a filmare questi strani esseri microscopici i cui progenitori, circa 4 miliardi di anni fa, avevano cominciato a riempire l’atmosfera di Ossigeno. A sentirlo parlare aveva un eloquio fiorentino così netto che lo avresti scambiato per Dante Alighieri. Eppure, Paolo era di origine siciliane, di nobilissime origini palermitane ed aveva mantenuto, pur essendo nato in riva all’Arno, un fortissimo amore per la sua Sicilia. Li aveva le sue radici e tutte le volte che andava a Ustica, il primo pensiero era quello di fare visita alla zia, sepolta nel piccolo cimitero dell’isola, di cui era stata uno dei più amati sindaci e che aveva promosso instancabilmente la Rassegna delle Attività Subacquee da cui aveva preso origine il Premio Tridente d’oro e successivamente anche la nostra Accademia. Con Paolo ho veramente diviso molti momenti importanti della mia vita subacquea. A cominciare appunto dalla spedizione alle Galapagos dove divisi le emozioni di essere arrivato nel “luogo” dell’Evoluzione, con molti componenti del Gruppo fiorentino oltre a un nutrito gruppo di “scienziati” cooptati per l’occasione. E si perché l’idea di Paolo era stata, fin dall’inizio, quella di mettere assieme un manipolo di “subacquei veri”, quelli che si erano fatti da soli ma

NotabartoloEColantoni

Paolo Notarbartolo di Sciara e Paolo Colantoni 

che avevano raggiunto livelli eccelsi come Olschki che era diventato campione mondiale di pesca subacquea o di Piero Solaini che era una pietra miliare nel campo della fotografia subacquea naturalistica. Per non parlare di lui stesso che, pur svolgendo un’attività di imprenditore  in campo farmaceutico era diventato un ottimo cineoperatore subacqueo. Tanto che negli anni successivi aveva realizzato una serie di documentari naturalistici un po’ dappertutto, ma soprattutto descrivendo in maniera mirabile le splendide isole di cui è contornata l’Italia, da quelle siciliane a quelle dell’arcipelago toscano. Per non parlare di uno straordinario documentario sulla Tonnara di Favignana con scene da brivido. Ma Paolo quando voleva arrivare ad un traguardo non c’era niente che lo fermasse. Rasentava quasi l’incoscienza ma poi, le scene che riusciva a girare, difficilmente sarebbero rimaste impresse prima sulla pellicola e poi sul nastro magnetico, se Paolo non avesse avuto il carattere che aveva. Ma era, da buon siculo-fiorentino, capace di grandi amicizie che si mantenevano tali per tutta la vita. Negli ultimi anni, nonostante godesse di ottima salute e continuasse a nuotare come sempre al mare della sua Castiglioncello aveva abbandonato l’attività subacquea per coltivare la scrittura. Assieme a Ninì Cafiero, nel 2014, raccolse i ricordi per la sua autobiografia intitolata “Quel mare che bagnava Firenze”. Perché anche se il mare non l’ha mai bagnata, per Paolo Firenze rappresentava il momento più importante della sua vita. Essere riuscito a realizzare un sogno: viaggiare in tutto il mondo ma non con la “testa per aria” ma ben al disotto della superficie del mare con le scene che poi avrebbe portato a Firenze nelle bobine della pellicola cinematografica o nelle cassette mini-DV della sua inseparabile tre CCD.

Francesco L.Cinelli

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