Tusa Sebastiano

IN RICORDO DI UN AMICO

In queste ore in cui giornali e televisioni ci ricordano la grande figura di Sebastiano Tusa, alternando le immagini del suo lavoro sul campo, delle sue tante interviste e dei suoi ritratti sorridenti a quelle di una sciagura che fa sprofondare in un dolore atroce e muto chiunque fosse vicino a quelle 157 vittime, il mio pensiero va prima di tutto alla perdita di un caro amico e di un grande maestro, a quello che ha rappresentato per l’Accademia la sua Presidenza – che appena una settimana fa era stata riconfermata per il prossimo triennio –, alla grande lezione che è stata per me essergli accanto in questi anni come Vice-Presidente.

Non solo. Conoscevo Sebastiano da tanti anni, ci eravamo incontrati in quel mare che amavamo entrambi, lui come scienziato, io come divulgatore animato da tanta curiosità. Era stato subito un colpo di fulmine e, d’altra parte, non era possibile non sentire per Sebastiano una profonda ammirazione quando si aveva la fortuna di seguirlo nel suo lavoro.

L’originalità del suo approccio, la determinazione appassionata con cui portava avanti un’idea o anche solo un’intuizione. Ammiravo la sua capacità di organizzare la ricerca mettendo insieme elementi apparentemente molto diversi: sapeva creare un modello originale senza timore di condividere le sue scoperte e i suoi obiettivi, anzi, dal confronto di idee diverse nascevano gli stimoli più interessanti. Apriva una strada e creava una squadra, riconoscendo a ciascuno i propri meriti. Se suo padre Vincenzo aveva dato rinnovata vitalità all’archeologia siciliana coinvolgendo nelle attività di ricerca quei tombaroli considerati da sempre i peggiori nemici della Storia, Sebastiano aveva affrontato l’archeologia subacquea con altrettanta audacia: il Mediterraneo era da considerare uno straordinario libro di storia, nel quale i relitti potevano essere conservati là dove il loro destino li aveva fermati. Si poteva capire molto più del nostro passato e della nostra cultura visitando la ricchezza di quei fondali che non le fredde sale di un museo. Creò e diresse per anni la prima Soprintendenza del mare che divenne un modello di interesse internazionale e servì ancora di più a diffondere nel mondo la conoscenza del patrimonio culturale di quella Sicilia che Sebastiano tanto amava. Coinvolse nella tutela dei siti sommersi i diving: i fondali erano un museo aperto a tutti, ma proprio i club che portavano i subacquei a visitarli, in questa innovativa formula di turismo archeologico subacqueo, dovevano farsene custodi e garanti. Gli chiesi una volta se non era mai stato sottratto nulla, mi rispose “Un’unica volta”, lo interrogai allora se non avesse pensato di sospendere l’esperimento, “No – mi rispose sicuro – convocai i diving e dissi chiaro che se non tornava ogni oggetto al suo posto avrei interdetto l’accesso a tutti i siti… nel giro di pochi giorni tutto tornò come prima e non successe mai più”.

Era l’approccio di uno studioso che amava della bellezza la possibilità di condividerla, che sapeva parlare di storia con un linguaggio non accademico, fuori dagli schemi, coinvolgente, che concepiva il suo lavoro come strumento per diffondere la conoscenza tra la gente comune, tra i giovani.

Il suo più grande successo, forse quello di cui più andava fiero, fu la scoperta del luogo esatto in cui si svolse la Battaglia delle Egadi, con il ritrovamento di ben 19 rostri nell’arco di diverse campagne di ricerca. Anche in questo caso aveva saputo confrontare una sua intuizione con le indicazioni di un altro grande subacqueo siciliano, Cecè Paladino, anch’egli Tridente d’Oro, che molti anni prima aveva trovato circa 150 ceppi d’ancora a est di Capo Grosso nelle acque dell’isola di Levanzo. Occorse un lavoro di grande pazienza, dapprima sui testi storici poi nei fondali delle isole Egadi, per arrivare alla conferma di quello che Tusa aveva intuito.

Alla campagna del 2013 avevo partecipato con mia moglie Marina per realizzare delle riprese a bordo della nave oceanografica Hercules della fondazione americana RPM Nautical Foundation, che fin dal 2005 aveva fornito il supporto tecnico alle ricerche. Sulla nave si avvicendarono archeologi e tecnici di fama internazionale. In ogni momento della giornata, mentre si lavorava alacremente a localizzare e recuperare i reperti, era appassionante ascoltare i confronti di idee ai quali ognuno contribuiva con la propria esperienza professionale. Non sempre erano tutti concordi, ma la personalità carismatica di Sebastiano riusciva a risolvere qualsiasi conflittualità. Una strana e dolorosa fatalità che quella data del 10 marzo, che nel 241 a.C. segnò l’epilogo della Prima Guerra Punica in una battaglia navale che Sebastiano riuscì a riportare letteralmente alla luce con tanta dovizia di particolari, coincida oggi con la tragica data della sua scomparsa.

Non sarà solo il mondo della cultura e dell’archeologia a sentire la sua mancanza. La Presidenza di Tusa all’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee è stata caratterizzata dalla sua grande professionalità e dalla sua passione per la ricerca subacquea,

dalla positività d’animo e dalla forza propositiva che sapeva portare in ogni riunione, dalla capacità di richiamare negli eventi personalità di fama internazionale. Era la perfetta incarnazione del DNA dell’Accademia della quale sapeva interpretare al meglio l’obiettivo di conservare e valorizzare il passato continuando a guardare al futuro.

Nonostante il moltiplicarsi dei suoi impegni a seguito del suo nuovo incarico di Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, aveva accolto con entusiasmo la rielezione a Presidente per un nuovo mandato e già eravamo entrati nel vivo dell’organizzazione della grande festa per il 60° anniversario della Rassegna Internazionale che con un impegno congiunto avevamo riportato all’isola di Ustica, dove era nata.

Il vuoto che lascia è enorme, ma altrettanto grande sarà il mio personale impegno e quello dell’Accademia nel portare avanti le sue idee e il suo esempio. 

Pippo Cappellano
Vice Presidente Vicario

Sebastiano Tusa, servitore dello Stato

di Giulia D’Angelo

È volato in cielo un amico, un servitore dello stato, un archeologo subacqueo di fama mondiale, uno scrittore di archeologia, un paletnologo, un grande lavoratore, un vulcano di idee, un uomo integerrimo, un grande amante del mare, Assessore alla cultura della Regione Sicilia, Sovrintendente del mare della Regione Sicilia, Presidente dell’Accademia Internazionale della Attività Subacquee, Tridente d’oro. Ispettore archeologo presso il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini. Ha effettuato scavi archeologici in Turchia, Iraq, Pakistan e tanti altri paesi. In Italia ricordiamo: Selinunte, Vivara, Egadi, Pantelleria con molti lavori che hanno messo in luce aree archeologiche eccezionali, Eolie con 4 navi scoperte integre e denominate Panarea 1, 2, 3 e 4. A lui si deve anche il trattato internazionale sfociato nella Convenzione UNESCO 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo. Tutto questo è stato Sebastiano Tusa. 

Ancora non posso crederci!! Aveva vinto la battaglia contro una brutta malattia ed è morto per un aereo malfunzionante. Non sarà possibile dimenticare e sostituire Sebastiano Tusa. Era “un servitore dello Stato”, come amava definirsi. È riuscito ad effettuare ricerche archeologiche subacquee trovando fondi fuori dall’Italia, grazie al suo carisma e alle sue grandi doti di studioso. 

L’ho conosciuto a Roma nel 1969 durante le lotte studentesche. Era giovanissimo “un pischello” come si dice a Roma. Ci siamo persi di vista per alcuni anni. Mentre lui girava il mondo io ho creato la Libreria Internazionale il Mare e così ci siamo ritrovati, ambedue subacquei e amanti del mare ancora a Roma, dove abbiamo organizzato incontri di archeologia subacquea, quando gli archeologi subacquei professionisti erano pochissimi e quando i subacquei appassionati di archeologia depredavano i relitti nel nostro Mediterraneo. Poi ancora ci siamo ritrovati a Favignana, quando per l’Ente Provinciale del Turismo di Trapani organizzavo la Settimana delle Egadi e i Convegni di archeologia subacquea con il supporto di Maria Guccione, Gin Racheli e Nino Allegra direttore dell’EPT di Trapani. Nel 1984 invitai a questi Convegni internazionali, anche il subacqueo Cecè Paladino che sapevo aveva recuperato in mare, insieme a Claudio Ripa (Tridente d’Oro 1961 e 2002), ben 150 ancore in piombo antiche romane. 

In quegli anni Sebastiano si occupava soprattutto di paletnologia. Mi fa piacere ricordare i partecipanti dei convegni, tra cui molti Tridenti d’Oro e con i quali sono sempre rimasta in contatto. Nel 1° Convegno del 1984, i cui atti furono stampati da Sicilia Archeologica, diretta da Vincenzo Tusa, padre di Sebastiano, erano presenti oltre a me nella veste di organizzatrice, Sebastiano Tusa (Tridente d’Oro 2004), Vincenzo (Cecè) Paladino (Tridente d’Oro 1972), Marco Bonino, Carmela Angela di Stefano, Alice Freschi, Piero A. Gianfrotta (Tridente d’Oro 1992), Rossella Giglio, Luigi Griva, Costantino Meucci, Piero Pruneti (Tridente d’Oro 2001) Gianfranco Purpura, Edoardo Riccardi, Francesco Paolo Rizzo, Honor Frost (Tridente d’Oro 1985), Gerhard Capitan, Gaetano Cafiero, moderatore (Tridente d’Oro 1982). Nel 2° Convegno, i cui atti furono stampati dalla Libreria Internazionale Il Mare (Academy Award 2016) erano presenti: Giulia D’Angelo, organizzatrice (Tridente d’Oro 1999), Claudio Mocchegiani Carpano (Tridente d’Oro 1996), Benita Sciarra Bardaro, Francesco Paolo Arata, Gianfranco Purpura, Carmela Angela Di Stefano, Costantino Meucci, Rossella Giglio, Enrico Ciabatti, Edoardo Riccardi, Francesco Paolo Rizzo, Marco Bonino, Maurizio Ascani, Piero A. Gianfrotta (Tridente d’Oro 1992), Alice Freschi, Sebastiano Tusa (Tridente d’Oro 2004), Luigi Fozzati (Tridente d’Oro 2010), Elisha Linder (Tridente d’Oro 1989), Lars Ake Kvarning, Luigi Griva. Con questi convegni cercavamo di inviare dei messaggi affinché i politici siciliani capissero l’importanza del ritrovamento delle navi che parteciparono alla prima guerra punica e alla Battaglia delle Egadi.

Nessuno di loro però, ci prese in seria considerazione. Mi rivolsi allora ad una ditta privata la Mediterranean Survey Service, diretta da Albano Trombetta, ingegnere, aveva lavorato con Cousteau sul relitto del Grand Conglouè a Marsiglia. Con Albano, andai ad intervistare Cecè Paladino nella sua villa di Palermo per ottenere maggiori informazioni. L’intervista fu utile ad un gruppo di Ammiragli della Marina Italiana che si misero a studiare le varie ipotesi sulle rotte delle navi Cartaginesi. Secondo Polibio, la flotta partì da Cartagine, si fermò a Marettimo (l’Isola Sacra) per proseguire e portare i rifornimenti ai connazionali che si trovavano ad Erice, assediata dai romani. Ma malgrado l’impegno e gli studi effettuati, anche la MSS non riuscì a trovare i fondi per la ricerca, quindi fummo costretti in quegli anni a soprassedere. Per un periodo di tempo ci perdemmo di vista con Sebastiano. Ci incontrammo qualche anno dopo a Ustica, per la commemorazione del padre Vincenzo Tusa e poi a Palermo insieme all’archeologo subacqueo israeliano Elisha Linder, con il quale ero diventata amica. Ci ritrovammo di nuovo a Favignana per la Nuova Settimana delle Egadi voluta dal Sindaco Giuseppe Pagoto, organizzata ancora da me e Maria Guccione.

Intanto, dopo anni di oblio della Regione Siciliana, finalmente nel 2005, Sebastiano, che amava profondamente il mare e si occupava con passione di archeologia subacquea, tanto da essere nominato Soprintendente del Mare della Regione, trovò l’aiuto di George Bass, il papa dell’archeologia subacquea nel mondo. Il grande archeologo americano, mise in contatto Sebastiano con la RPM Nautical Foundation. Senza spendere neppure un soldo della Regione Sicilia e dello Stato Italiano, in collaborazione con William M. Murray ed altri archeologi, effettuò con la nave oceanografica americana Hercules, le ricerche nel mare delle Egadi, in prossimità di Levanzo, così come ci aveva indicato Cecè Paladino. Grazie all’attività di Sebastiano e dei suoi collaboratori, tra cui Adriana Fresina (l’attuale Soprintendente del Mare della Regione Sicilia), Salvo Emma, suo braccio destro, Alessandra De Caro e tanti altri, negli ultimi anni sono stati individuati ben 20 rostri appartenuti alle flotte cartaginesi e romane, con altri importanti reperti. Tra questi uno cartaginese, in particolare, è stato inviato da Sebastiano a Roma presso l’istituto Superiore per il restauro, dove Barbara Davidde e i suoi collaboratori stanno provvedendo al restauro e alla identificazione delle scritte. Finalmente si è ritrovato il luogo esatto della Battaglia e, a Favignana, Sebastiano ha fondato un museo che la ricorda. Mi ha invitato a Favignana in occasione del convegno “La Battaglia delle Egadi” organizzato a novembre del 2015. Precedentemente ci eravamo ritrovati a Gaeta con Claudio Mocchegiani Carpano e altri archeologi per un incontro voluto dal Colonnello della Guardia di Finanza Marcello Marzocca, nell’ambito del Premio internazionale dell’Editoria del Mare, organizzato da Marco Firrao per la Libreria Il Mare. Sebastiano per l’occasione, aveva accettato di inviare tre dei rostri ritrovati alle Egadi, perché, come ha scritto “È doveroso che questa storia ritrovata sia a disposizione di tutti. È quello che vogliamo fare offrendo al viaggiatore che viene in Sicilia e in Italia, per scoprirne storia e bellezze la possibilità di godere dei reperti ritrovati e fare un tuffo virtuale in una pagina di storia importante per il Mediterraneo”. Sempre nel 2015 la mostra Mirabilia Maris e i mari di Sicilia inizia ad Amsterdam, per poi girare in tanti paesi d’Europa, compreso il British Museum di Londra. Tutto organizzato da Sebastiano Tusa e la Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia a costo zero per la Sicilia e l’Italia. Un evento unico che mio marito Maurizio Bizziccari ed io non ci siamo voluti perdere (vedi link articoli a sua firma, sui Rostri per il blog MareMagazine). Abbiamo così raggiunto Sebastiano, per l’inaugurazione, al Pierson Museum dell’Università di Amsterdam, dove gli olandesi, in quell’occasione, hanno reso all’Italia alcuni reperti in loro possesso provenienti da Lipari. In un suo discorso Sebastiano disse “Non bisogna mai dimenticare che anche il mare può raccontare storie, ma sono sovente storie legate alle tragedie umane: navi naufragate nelle tempeste, scagliate contro le coste rocciose o affondate in battaglia. È da queste tragedie che provengono i tesori che ammiriamo.”

I nostri incontri proseguirono a Roma presso la Libreria Internazionale Il Mare con la presentazione, a cura di Marco Firrao, di numerosi suoi libri pubblicati per i tipi delle Edizioni di Storia e Studi Sociali di Giovanna Corradini, con sede a Ragusa, tra cui I popoli del Grande Verde-Il Mediterraneo al tempo dei Faraoni, Primo Mediterraneo, Roma e il mare, In viaggio tra Mediterraneo e Storia, Viaggio nell’ antica Roma, Storia dei Mediterranei, tutti presentati da Pippo Cappellano (Tridente d’Oro1983). Purtroppo non ha potuto scrivere la storia di Gaio Lutazio Catulo, il comandante della flotta romana che sconfisse quella Cartaginese di Annone, che la Libreria Internazionale Il mare avrebbe pubblicato. Tre anni fa, avevamo messo a punto con Sebastiano la possibilità di effettuare una grande mostra a Roma, con il contributo di: Marco Firrao, Marco Merlini, Riccardo Bizziccari, Luca e Claudio Mocchegiani, Marco Bonino, Luigi Fozzati, Amm. Domenico Carro, Amm. Franco D’Agostino. Un evento non solo sui venti rostri ritrovati nel mare delle Egadi, ma anche sulla storia della navigazione antica e le tecniche di costruzione delle navi da guerra dell’antichità. Anche e soprattutto sui rematori, motori delle navi del mondo antico. Per aggiornare il programma, dopo il patrocinio ricevuto dalla Marina Militare, fissare le date e il luogo dell’evento, visto che Sebastiano era molto impegnato, per incontrarlo, Maurizio ed io, siamo andati a Firenze in occasione di Turisma. Durante lo svolgimento dei convegni di archeologia, organizzati da Piero Pruneti, dove Sebastiano era presente come Assessore alla Cultura della Regione Siciliana, abbiamo deciso come procedere, tra un intervento e l’altro. Poi, siccome mancavano ancora dei dettagli da definire, ci siamo incontrati di nuovo a Bologna in occasione dell’Eudi-Show e dell’Assemblea dell’Accademia Internazionale delle Scienze e Tecniche  subacquee, con la proclamazione dei Tridenti d’Oro 2019. Era presente, come spesso succedeva durante i convegni a cui Sebastiano partecipava, la sua compagna Valeria Patrizia Livigni, direttrice del Museo d’arte contemporanea di Palazzo Riso a Palermo. Quindi pochissimi giorni prima della tragedia e in presenza di Valeria, con la quale ho sempre simpatizzato per la nostra comune visione del mondo, abbiamo fissato la data di inizio dell’evento nell’ottobre del 2020.

Sebastiano Tusa con Giulia D’Angelo

Finalmente dopo tre anni di ricerche, ho comunicato a Sebastiano che avevamo trovato un luogo adatto, con l’aiuto del primo Municipio di Roma e una ditta per la ricerca degli sponsor. In quell’occasione gli chiesi un appuntamento a Palermo con Alfredo Barbaro per parlare degli eventi da programmare dentro il Palazzo Trinacria, ma mi disse che non poteva perché sarebbe partito per il Kenia, dove avevano trovato sott’acqua dei Galeoni Portoghesi e che si sarebbe fermato per tre giorni in Africa. Ho cercato di dissuaderlo, ma non aveva intenzione di ascoltare nessuno. Anche Valeria concordava con me che sarebbe stata un’ammazzata per soli tre giorni e che comunque lei non lo avrebbe seguito. L’anno precedente lo aveva seguito in Kenia per lo stesso progetto, ma per un periodo molto più lungo. Rimasi sconcertata perché lo avevo visto affaticato, anche se lui negava l’evidenza ed ero preoccupata per la sua malattia.

Ancora oggi non voglio crederci e penso in continuazione a lui e a Valeria che dovrà subire tutte le pratiche burocratiche: un calvario che sembra debba durare a lungo.

Credo sia necessario proseguire il lavoro iniziato da Sebastiano per ritrovare i legni delle navi e per continuare gli studi sulla costruzione delle Triremi e Quinqueremi dell’antichità. Il mare delle Egadi nasconde altri importanti reperti della Battaglia che, come scrissero Florio, Polibio e altri storici antichi “Nec maior alias in mari pugna” e “in ea quasi tota Carthago”. Inoltre Polibio scrive di 50 navi affondate e 70 catturate dai romani, mentre altri storici parlano di 125 affondate e 63 catturate, con 14.000 morti e 32.000 prigionieri. 

La Regione Siciliana in suo onore deve proseguire il lavoro di Sebastiano Tusa anche con l’aiuto di tutti noi.

Giulia D’Angelo

Articolo pubblicato su National Geographic Italia

In ricordo di Sebastiano Tusa

di Marco Merola

Una fine beffarda, crudele, per un grande studioso che, pure, la vita l’aveva già rischiata altre volte. Sebastiano Tusa, scomparso nell’incidente del Boeing 737 Max della Ethiopian Airlines caduto lo scorso 10 marzo, non era un uomo imprudente ma faceva un mestiere che lo portava a fare immersioni rischiose, viaggiare in luoghi lontani e, spesso, con mezzi di fortuna.

Si può dire che Tusa, nella sua curiosità e fame di ricerca, come un uomo del Rinascimento, abbia vissuto molte vite, tutte indissolubilmente connesse: archeologo, paletnologo, naturalista, subacqueo, storico dell’arte, divulgatore, docente universitario, cacciatore di predoni del mare, Soprintendente del Mare e, infine, assessore ai Beni Culturali della sua Sicilia.

Nato a Palermo, ‘emigrato’ a Roma, è poi tornato nell’isola dopo aver fatto in quarantacinque anni mezzo giro del mondo e aver conosciuto i più grandi ‘Indiana Jones’ dell’era moderna, autore in prima persona di importanti scoperte archeologiche e di decine di pubblicazioni scientifiche.

“Non ci crederai ma fino al secondo anno di Liceo ero sicuro che avrei studiato Scienze Naturali. La materia mi appassionava molto e poi di archeologi in famiglia ce n’era già uno, mio padre Vincenzo (Ndr fu Soprintendente ai Beni Culturali molto amato in Sicilia e docente di Antichità Puniche all’Università di Palermo)”. Con questa piccola confessione iniziò, mesi fa, una chiacchierata a cuore aperto con Sebastiano, sempre disponibile e pronto al dialogo.

Dopo l’adolescenza, le frequentazioni politiche e l’atmosfera rovente della fine degli anni ‘60 gli instillarono un desiderio potente: andare in Cina.  

Si iscrisse alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma e fu proprio allora che cadde in lui ogni residua resistenza verso l’antico. Il fascino della vita da archeologo, a caccia di sconosciute civiltà, era travolgente. Presto o tardi avrebbe “affondato le mani nella terra”, proprio come suo padre prima di lui.

Nel 1972 fu selezionato per andare a scavare in Pakistan, sulla sponda destra del fiume Swat, dove sorgeva una città dell’Età del Ferro (1100-1000 anni prima di Cristo) di nome Aligrama. Luogo conquistato da Alessandro Magno durante l’inarrestabile marcia nella valle dell’Indo. Laggiù Tusa conobbe Giuseppe Tucci, un monumento vivente. Esploratore, esperto di Tibet, fondatore dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente, Tucci viaggiava di continuo tra Pakistan, Iran e Afghanistan, sempre assetato di conoscenza, nonostante l’età avanzata.

I due vissero gomito a gomito per settimane, compiendo esplorazioni in posti impervi. Si spinsero fino al confine con la Cina, in valli circondate da montagne di ottomila metri. E proprio in una di queste sortite rischiarono di morire. “Mentre viaggiavamo sulla Karakorum Highway, a bordo di una Land Rover, si scatenò un terremoto fortissimo, tanto che mezza montagna sopra di noi si sbriciolò andando a cadere nel sottostante fiume Indo. La macchina si fermò a pochissimi centimetri dal baratro”. Il ricordo di quell’episodio non lo aveva mai abbandonato.

Ma l’archeologo siciliano non si fece certo intimidire dalla disavventura. Continuò a lavorare in Oriente, in Iran, Turchia, Iraq, anche se il richiamo del Mediterraneo cominciava a farsi sentire.

Rientrato in Italia scavò la Grotta dell’Uzzo in Sicilia, un luogo in cui è ben visibile la transizione della civiltà umana dal Paleolitico superiore al Neolitico. E poi l’isolotto di Vivara a Procida, in Campania, nel cui mare individuò giacimenti di ceramica micenea.

Già, perché Tusa è stato anche un grande archeologo subacqueo. Aveva iniziato nel 1971, partecipando come volontario allo scavo della nave punica di Mozia, davanti alle coste trapanesi. E nel 2010 finì addirittura in Giappone, per dare la caccia ai relitti della perduta Flotta di Kubilai Khan, con la missione italiana guidata dal suo collega Daniele Petrella.

Nel 1980 diventò ispettore archeologo al Museo Preistorico Pigorini di Roma e iniziò a fare alcune docenze alla Sapienza. La cattedra, però, gli stava stretta, voleva lavorare sul campo e, per farlo al meglio, entrare nel processo decisionale. 

Vinse il concorso ministeriale e diventò Soprintendente, prima a Palermo e successivamente a Trapani.  Poi, a fine anni ’90, cominciò un lento lavoro diplomatico che avrebbe portato alla nascita della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, nel 2004.

La subacquea era sempre stata considerata un’attività marginale nella Soprintendenza palermitana. Ma quando venne recuperato il Satiro Danzante a Mazara del Vallo (tra il ’97 e il ’98) e iniziarono ad arrivare notizie di ripetute scorribande nel Mediterraneo di Bob Ballard e dei suoi ‘cercatori di tesori’, a Palermo drizzarono le antenne. 

E allora, proprio come in una puntata di Montalbano, il “Dottore Tusa” (ovunque lo chiamavano così) andò nei più sperduti uffici della Regione a reclutare dipendenti-sub da portare nel gruppo. I predoni avevano i giorni contati.

Grazie alla bravura del suo team e all’innegabile talento per le trattative, arrivarono sponsor stranieri (soprattutto americani) e il nuovo Soprintendente del mare iniziò a raccogliere i frutti del suo investimento. La scoperta più clamorosa avvenne nel 2006.

A largo dell’isola di Levanzo, nelle Egadi, giacevano sul fondale i rostri (grossi speroni in bronzo che, montati sulla chiglia delle imbarcazioni, servivano a sfondare le chiglie nemiche) utilizzati da Romani e Cartaginesi nel corso della I guerra punica (264 – 241 a.C.). Quella di Levanzo fu una battaglia navale epica ma nessuno, prima del prezioso ritrovamento, era in grado di dire dove fosse stata combattuta esattamente. 

Tusa all’interno del sommergibile Explorer 3 Aurora Trust utilizzato per l’ispezione e lo studio dei relitti di Panarea

Durante la sua carriera Sebastiano Tusa conobbe personaggi di ogni risma, anche dittatori. Uno di questi fu Saddam Hussein. 

“Nel 1977- raccontava – mi trovavo in Iraq, nella valle del Dyiala, al confine con il Kurdistan e l’Iran. Dovevo scavare in fretta una grande collina artificiale chiamata Tell Abu Husaini perché tutta la valle sarebbe stata presto inondata a causa della diga di Hamrin, fatta costruire dal Raìs – ricordava l’archeologo -. Ma prima di ciò la State Organization of Antiquities and Heritage of Iraq ci permise di sbancare la terra e portar via tutto quel che potevamo”.

L’altra figura affiorata dal passato di Tusa era quella di Gheddafi, il grande oppressore del popolo libico che “per molti incarnava il “male” ma non per gli archeologi”. Fin quando è stato al potere non una sola pietra è stata spostata. Con la guerra, purtroppo, sono arrivate le devastazioni, gli scavi di frodo, i furti, in particolare nella zona di Cirene.

Lo studioso palermitano aveva una missione a Ras Etteen, località costiera tra Derna e Tobruk, dove c’è una città romana scivolata in mare a causa del bradisismo. Ci lavorò dal 2005 al 2011, confidando di poter recuperare più edifici possibile ma fece appena in tempo a disseppellire un palazzo in cui si lavorava la porpora. Arrivarono le bombe, gli scontri, l’odio contro gli stranieri.

Non sarebbe più riuscito ad entrare in Libia, se non un paio di volte, con il divieto di fare alcunché e l’obbligo di rimanere in città, a disposizione delle autorità. Terribile condanna, per un archeologo abituato “all’azione” e al “risolvere” e che allo studio delle civiltà del Mediterraneo ha dedicato la vita. 

 La scomparsa di Sebastiano Tusa lascia un vuoto umano e culturale incolmabile, ma come ha ricordato Lucio d’Alessandro, Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli (dove Tusa insegnava) e vicepresidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, dedicandogli il nuovo Museo Civico di Procida: “Ci sono uomini che non muoiono mai. Perché resta nella storia a disposizione del futuro il lascito delle loro azioni, dei loro studi, delle loro ricerche”.

 Marco Merola

CONTRIBUTO DI ALBERTO ROMEO

Caro Sebastiano,

ho appreso telefonicamente la devastante notizia del tuo tragico incidente aereo in Etiopia dal comune amico Sivano Riggio (docente Emerito di Ecologia all’Università di Palermo) mentre mi trovavo all’Ospedale Civico per un serio intervento chirurgico a mia moglie Lucia, subito la mente è volata a Valeria…

La cosa strana è che, dopo i primi giorni di sgomento, non ho avvertito un senso di vuoto (come sarebbe logico in questi frangenti) ma ho sentito la tua presenza come se tu fossi qui con noi pronto ad organizzare una nuova avventura…è per questo motivo che ti scrivo come se ti mandassi una mail come ho fatto tante volte, per me tu sei ancora qui con noi.

Per arricchire iconograficamente questo ricordo, cercando nel mio archivio mi sono reso conto quanto sia sorprendente che io non abbia una foto decente insieme a te, eppure ne abbiamo fatte di cose insieme: dalle collaborazioni fotografiche subacquee del Relitto Arabo-Normanno del XII sec. di Marsala che avevo fatto nei primi anni ’80 insieme a Lucia su incarico di tuo padre, il grande Prof. Vincenzo Tusa Soprintendendente della Sicilia Occidentale, alle varie conferenze prima fra tutte quelle sulla Battaglia delle Egadi in occasione della “Settimana delle Egadi” negli anni 80, all’attività con l’Accademia Internazionale delle Scienze e Tecniche Subacquee (di cui tu eri Presidente ed io membro del Collegio dei Probi Viri) per l’assegnagnazione dei premi Tridente d’Oro ad Ustica, Palermo e Bologna; per non parlare della tua splendida creatura la Soprintendenza del Mare e della tua lungimiranza nell’appoggiare la nascita di un Museo della Storia della Subacquea presso l’Arsenale della Regia Marina Borbonica a Palermo di cui sono Vicepresidente; ricordo le interminabili riunioni organizzative per varie attività e le successive cene conviviali in cui si continuava a parlare di organizzazione e delle lunghe e-mail che ci scambiavamo per mettere a punto il tutto.

E come non ricordare la presentazione reciproca dei nostri rispettivi libri culminata nella pubblicazione di mie fotosub in alcuni tuoi libri e nella stesura della Prefazione dei miei ultimi due impreziositi dalle tue argute, gentili e puntuali osservazioni.

Non dimenticherò mai le tue trepidanti ma pacatissime telefonate quando mi consultavi non come fotosub ma come medico per alcuni tuoi seri problemi di salute con la fiducia che c’è tradizionalmente tra amici subacquei…

Tu eri un comunicatore straordinario, un raccontatore affascinante e coinvolgente con una visione interdisciplinare unica e capace di essere leader senza farlo pesare, instancabile, sempre pacato e gentile riuscivi a scegliere le persone giuste con un fiuto eccezionale ed a coinvolgerle nei tuoi moleplici progetti con la capacità di rendere protagonista chi lavorava con te con un rispetto ed un’umiltà unici e con una ironia ed autoironia che ti rendeva simpatico.

Te ne sei andato, a causa di un aereo impazzito, mentre eri in missione per conto della Regione Sicilia nell’ambito di un Congresso Internazionale e per impiantare in Kenia una scuola di archeologi subacquei perché avevano trovato le tracce di un Galeone Portoghese. Per volere della sorte la tua tragica scomparsa è avvenuta il 10 marzo, la stessa data della tua amata Battaglia delle Egadi!

Non è retorica ma eri veramente un integerrimo funzionario dello Stato che ne ha sempre servito con passione e dedizione le regole e le direttive a volte anche sacrificando te stesso e la tua grande professionalità come quando ti hanno tolto, per me inspiegabilmente, per un lungo anno la tua amata Soprintendenza del Mare.

Non mi dilungherò ulteriormente sulle tue grandi qualità di Uomo e di Studioso lungimirante ma voglio mettere l’accento sul fatto che la nostra Terra ha sicuramente perso un prezioso figlio nel pieno delle sue capacità e che avrebbe potuto favorire il nostro riscatto attraverso la Cultura.

Resterai un faro nella Cultura internazionale e permettimi un’iperbole, ma in cuor mio credo che la tua figura da un punto di vista culturale possa essere paragonata per la Sicilia a quella di Federico II.

Alberto Romeo con Sebastiano Tusa

CONTRIBUTO DI PASQUALE LONGOBARDI

Anni ’80, ventenne studente bramoso di apprendere abilità e conoscenze in medicina subacquea seguivo attivamente il mio Maestro, il Professore Raffaele Pallotta d’Acquapendente, all’epoca Presidente della Accademia Internazionale di Scienza e Tecniche Subacquee e della Società Italiana Medicina Subacquea e Iperbarica (SIMSI). Conobbi e mi affascinò Sebastiano per la passione che trasmetteva per l’Archeologia Subacquea. L’ho ritrovato, nel 2016, entrambi Presidenti. Lui dell’Accademia, io della SIMSI. La rinnovata stima è sfociata nell’Academy Award 2019 alla SIMSI e in accordi di collaborazione. Come il suo seminario nell’area Dive Doctor SIMSI in EUDI 2019, pochi giorni prima della tragedia.

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Sebastiano sa affascinare il pubblico. Mentre parla, io vedo il capitano cartaginese maledire il cambio improvviso del vento e avverto il terrore degli equipaggi ai colpi dei rostri delle possenti navi romane. Sono nella battaglia, grazie al racconto vivido di Sebastiano. Uso il presente perché lui adesso è in un’altra dimensione, con il Professore Pallotta, Cecé Paladino e tanti amici che raccontano, progettano, stupiscono. Nel frattempo io attendo che mi invii i referti medici che gli ho prescritto il 3 marzo. Sebastiano è eterno e viaggia in piani diversi dal nostro, non può essere diversamente.

Pasquale Longobardi, Accademico e Presidente SIMSI

LE CONDOGLIANZE

Nardo Vicente – Professeur Emérite de Biologie Marine – Aix-Marseille Université

Absent de France ces derniers temps, j’ai appris avec une grande tristesse le décès de notre Président Sebastiano Tusa.
La Plongée sous-marine et l’Archéologie perdent l’un de leurs plus brillants représentants qui faisait honneur à notre Accademia
Je présente mes plus sincères condoléances à sa famille


Guido Bressan

Anche se Accademico dell’ultima ora, colgo questa triste opportunità per formulare le mie più profonde e sentite condoglianze, per una Persona che ho conosciuto direttamente solo per un breve intervallo di tempo, sufficiente comunque a cogliere i segni dell’umanità che trasfondeva da quel viso “aperto”, atto a rimarcare i tratti salienti della Sua personalità.

Con il cuore

José Carlos García Gómez

Alberto e Lucia Romeo

Perdiamo un grande amico di vecchia data ed un uomo eccezionale. Ci uniamo al cordoglio della famiglia e della comunità dei subacquei. 

Anna e Settimio Cipriani

siamo molto, molto tristi e con un grande dolore nei nostri cuori.  Ancora non ci rendiamo conto della disgrazia, ripensiamo ai momenti vissuti a Bologna con Sebastiano, la moglie Valeria e con tutti gli amici, abbiamo riso, scherzato e pensato ai tanti progetti del prossimo futuro, ma purtroppo il destino non si può cambiare.

Una grande perdita di un uomo saggio, cordiale, buono, un vero amico, ci mancherà.

Christian Petron

Condoléances à la famille et a toute l’Académie

Claudio Ripa

Che tragedia, siamo sconvolti.

Edoardo Pavia

Mi unisco al profondo dolore che ci accomuna tutti, e rivolgo il mio pensiero a sua moglie ed ai sui due figli. Un abbraccio sincero a tutti.

Fabio Ruberti

apprendo adesso della sciagura che ha coinvolto Sebastiano, ne sono sconvolto.

Sentite condoglianze alla famiglia per la perdita del loro caro.

L’Accademia perde un uomo di grande spessore e cultura, ne sentiremo la mancanza.

Faustolo Rambelli

una triste notizia la scomparsa di Sebastiano Tusa, amico di tanti di noi e socio onorario di HDSI

Francesco Cinelli

Come amico ed estimatore di Sebastiano Tusa avendo ricoperto prima di lui la carica di Presidente dell’Accademia esprimo a tutti gli Accademici e soprattutto alla moglie ed alla famiglia il mio più profondo cordoglio. 

Gianluca Passeri

sono allibito e incredulo, Sebastiano era una grande persona mi resta l’onore di essere stato sott’acqua insieme a Lui e tanta, tanta tristezza.

Giorgio Caramanna

Partecipo al cordoglio dei colleghi Accademici e a quello degli amici e parenti.

Lucio Coccia

Gravissimo lutto per noi della Accademia!! Sono addolorato. Tutte le mie più sentite Condoglianze agli amici ed ai familiari.

Luigi Fozzati

Il mio dolore è immenso. Ho perso un fratello amatissimo, sto piangendo

Martin Parker

Thank you for conveying this tragic news. Nick and I are so sorry to hear of this. Please accept our sincere condolences. 

Paolo Curto

mi dispiace tantissimo per Tusa, anche se, pur stimandolo, non lo conoscevo, avendolo incontrato una sola volta. Certo, che fatalità!

Veselin Mijajlović

The news of the tragic death of Mr. Tusa really shook us and made us sad. Mr. Tusa’s work will remain memorable, and the results will be visible to many generations of scientists to come. Leaving such results is a great matter. His participation in the First International Symposium on the Protection of Underwater Archaeological Sites, held in Budva, Montenegro, contributed to a great extent on raising the awareness and importance of underwater archeology.

Regarding this great loss for the family, you and your Academy as well as for all those who deal with underwater archeology, please receive sincere sympathy on mine and on behalf of all the staff of the Regional Diving Center for Underwater Demining and Divers Training from Montenegro.